Ci sarà pure la crisi economica, ma continuiamo a scolarci più di mezzo litro di acqua minerale a testa per 365 giorni l'anno: 194 litri ciascuno.
Erano 65 litri nel 1985: il dato è triplicato in due decenni, assicurando all'Italia il record mondiale del consumo di acqua imbottigliata.
La scelta suonerebbe logica in un paese percorso dagli scandali sull'inquinamento delle falde idriche, ma non viaggia in parallelo con i fatti.
Le denunce più clamorose dell'inquinamento da discariche abusive e da diserbanti risalgono alla prima metà degli anni Ottanta. Da allora, anche grazie alle direttive europee, la capacità di depurazione e controllo è nettamente migliorata, come è stato dimostrato anche da una ricerca in dieci grandi città sponsorizzata nel luglio scorso da Repubblica.
Eppure la diffidenza verso la mano pubblica che effettua i controlli sommata alla formidabile pressione del marketing delle aziende di settore ha trasformato il consumo di acqua minerale da piacevole alternativa sensoriale a bisogno indotto.
Il risultato è quello denunciato nel rapporto "Una paese in bottiglia" preparato dalla Legambiente in occasione della giornata mondiale dell'acqua che si celebra il 22 marzo. Secondo Stefano Ciafani, responsabile scientifico dell'associazione ambientalista, l'impatto derivante dalla filiera delle acque minerali è pesante: nel 2006 gli italiani hanno utilizzato circa 6 miliardi di bottiglie di plastica, la cui produzione ha implicato il consumo di 480 mila tonnellate di petrolio e l'emissione in atmosfera di 624 mila tonnellate equivalenti di anidride carbonica. Anche colpa della scomparsa dell'acqua di rubinetto come terza opzione possibile (oltre al classico liscia e gassata) al ristorante e al bar.
L'altra faccia di questa contraddizione è il buono stato di salute dell'industria dell'acqua minerale. In Italia nel 2006 erano attive 189 fonti e 304 marche di acque minerali in grado di generare un volume di affari di 2,2 miliardi di euro, grazie all'imbottigliamento di 12 miliardi di litri di acqua.
Qualcuno comincia già a muoversi: in molte scuole a Torino, Firenze, Roma e Bologna è stata eliminata l'acqua in bottiglia utilizzando esclusivamente quella di rubinetto.
ANTONIO CIANCIULLO
www.repubblica.it
Mettetela in brocca!
A casa, ma quest’estate anche al ristorante, in pizzeria, al bar; e all’esercente che vi dirà che non può servirvi l’acqua del rubinetto spiegate che non è vero. Storia di un’idea che si diffonde.
di Camilla Lattanzi
"L’acqua del rubinetto contro l'acqua in bottiglia. La riflessione che, come Altreconomia, abbiamo iniziato alcuni mesi fa sul bere l’acqua dell’acquedotto (buona, economica e comoda perché arriva direttamente nelle nostre case) continua anche durante l’estate, quando magari capita più spesso di uscire a cena. Al ristorante o in pizzeria è ormai prassi bere acqua minerale: ma non è un obbligo, semmai, anche qui, un balzello. Nulla vieta, ma davvero nulla, di chiedere “l’acqua in brocca”. Gli esercenti non possono rifiutare la richiesta (anche se spesso capita che restino spiazzati, e si arrampichino sugli specchi). Chiedere l’acqua in brocca è un modo non tanto per risparmiare (anche se, a ben pensarci, l’acqua del rubinetto dovrebbe essere già compresa nel “coperto”), quanto di riaffermare che l’acqua pubblica è la migliore, inquina di meno (non viaggia su e giù per l’Italia con i tir) e non può diventare oggetto di scambio. Un’azione “politica”, come la definisce Camilla Lattanzi, ideatrice della proposta, nell’articolo che segue. “Imbroccatela!”, dopo essere stata pubblicata da Altreconomia, è stata rilanciata dalla trasmissione radiofonica Caterpillar di RadioDue (nella foto) ed è quindi arrivata anche a un largo pubblico. Forza dunque: non solo in casa, ma ovunque si può bere “l’acqua del sindaco”.
Per maggiori informazioni e per scaricare il volantino informativo da lasciare ai ristoratori:
www.imbrocchiamola.org
Un invito alla seduzione? Anche, ma non solo. “Imbrocchiamola!” è l’invito a reagire, come consumatori critici, a chi sta tentando di obbligarci a bere sempre acqua in bottiglia, riportando invece sulle tavole le vecchie brocche riempite di acqua del rubinetto.
In Italia siamo i primatisti mondiali nel consumo di acque minerali. Le grandi marche dell’imbottigliamento ringraziano, e condizionano le nostre vite. Ci infliggono mal di schiena e stimmate alle mani conseguenti al trasporto in casa delle pesantissime confezioni da sei bottiglie da un litro e mezzo. Ci inquinano l’aria con le diossine prodotte dall’incenerimento delle bottigliette in pet e con i gasoli dei trasporti su strada. Strapagano veline, calciatori e ora anche passerotti parlanti da fare invidia a San Francesco, per convincerci a consumare addirittura l’acqua “a zero calorie”, e il bello è che ci riescono, visto che ogni italiano consuma oggi in media 188 litri di minerale in bottiglia, tre volte più di vent’anni fa.
Come se non bastasse, ci hanno anche scippato la brocca d’acqua dal “coperto” quando mangiamo al ristorante.
E provate a chiedere a un bar un bicchiere d’acqua: vi guarderanno come se foste un malato contagioso.
La campagna “Imbrocchiamola!” nasce per reagire a questa situazione insopportabile. Se l’acqua “del rigattiere”, controllata e imbottigliata mesi or sono, dal prezzo circa duemila volte superiore a quella del rubinetto, ha sfondato, allora vuol dire che la mano invisibile del mercato di Adam Smith è diventata più lesta della mano di Arsenio Lupin: urge passare al contrattacco. La campagna è stata ideata dall’associazione ConsumAttori di Firenze, che promuove il consumo critico e la cittadinanza attiva.
“Imbrocchiamola!” intende svelare, dal basso, i paradossi legati al consumo smodato di acque minerali, e così i ConsumAttori e Controradio -nell’ambito della trasmissione “Questione di stili”, un programma su stili di vita e consumo critico arrivato quest’anno alla terza edizione- hanno lanciato una campagna per una guida ai ristoranti di Firenze e dintorni che evidenzi “chi la dà” e “chi non la dà”, intendendo naturalmente i ristoranti, le pizzerie, le trattorie che sono disposti -o meno- a servire la brocca d’acqua del rubinetto.
È un esercizio di scrittura collettiva, un’inchiesta, una campagna di pressione, da compiersi con una buona dose di ironia. Per portare avanti la campagna non c’è bisogno di alzare i toni: si chiede gentilmente la brocca, si registra la risposta, e, casomai, si accetta con un sorriso “quel che passa il convento”. Il ristoratore che non la dà, finirà tra ”i cattivi”. Con possibilità di redimersi al prossimo turno. Per agevolare la “redenzione” e per diffondere la campagna si suggerisce di lasciare sul tavolo il volantino che si può scaricare dal sito di Ae (www.altreconomia.it) che spiega, in perfetto stile nonviolento, le ragioni della richiesta e il senso della campagna.
Non sarà facile contrastare una manipolazione culturale che raggiunge livelli paradossali. Quando al ristorante si chiede la brocca, le risposte sono le più fantasiose: “Non c’è”. “Non è buona”. “Non è potabile”. “È vietata”. “Non abbiamo le brocche. Non ce la chiede nessuno”. “Non ve la consiglio”. “Non ci possiamo prendere la responsabilità”. E ancora: “Se è per il prezzo, ve la regalo”. E via così, in un crescendo di affermazioni surreali; in realtà non solo il regolamento igienico sanitario (L.283/62 e Reg. Comunitario 852/2004) ma anche la logica più elementare ci dicono che un esercizio pubblico che fosse davvero privo di acqua potabile meriterebbe la revoca della licenza: non si vorrà mica insinuare che c’è chi lava l’insalata con acqua minerale? Insistere per esercitare il diritto alla brocca non è da intendersi come un capriccio, né come un modo per risparmiare denaro. Al contrario, vuole diventare un atto politico, una prima “goccia” che potrebbe produrre una serie di cerchi concentrici, sempre più ampi.
Per esempio: le amministrazioni comunali (dalle quali dipendono le licenze per bar e ristoranti) potrebbero prevedere l’obbligo per gli esercenti di mettere a disposizione acqua in brocca sui tavoli, come servizio per la comunità. Accade all’estero, può accadere anche in Italia. In ogni caso, la campagna “Imbrocchiamola!” è una strada tra le molte sulla quale sarà utile avviarci per non trovaci, un giorno, a dover acquistare anche l’aria che respiriamo.
(Camilla Lattanzi)
Erano 65 litri nel 1985: il dato è triplicato in due decenni, assicurando all'Italia il record mondiale del consumo di acqua imbottigliata.
La scelta suonerebbe logica in un paese percorso dagli scandali sull'inquinamento delle falde idriche, ma non viaggia in parallelo con i fatti.
Le denunce più clamorose dell'inquinamento da discariche abusive e da diserbanti risalgono alla prima metà degli anni Ottanta. Da allora, anche grazie alle direttive europee, la capacità di depurazione e controllo è nettamente migliorata, come è stato dimostrato anche da una ricerca in dieci grandi città sponsorizzata nel luglio scorso da Repubblica.
Eppure la diffidenza verso la mano pubblica che effettua i controlli sommata alla formidabile pressione del marketing delle aziende di settore ha trasformato il consumo di acqua minerale da piacevole alternativa sensoriale a bisogno indotto.
Il risultato è quello denunciato nel rapporto "Una paese in bottiglia" preparato dalla Legambiente in occasione della giornata mondiale dell'acqua che si celebra il 22 marzo. Secondo Stefano Ciafani, responsabile scientifico dell'associazione ambientalista, l'impatto derivante dalla filiera delle acque minerali è pesante: nel 2006 gli italiani hanno utilizzato circa 6 miliardi di bottiglie di plastica, la cui produzione ha implicato il consumo di 480 mila tonnellate di petrolio e l'emissione in atmosfera di 624 mila tonnellate equivalenti di anidride carbonica. Anche colpa della scomparsa dell'acqua di rubinetto come terza opzione possibile (oltre al classico liscia e gassata) al ristorante e al bar.
L'altra faccia di questa contraddizione è il buono stato di salute dell'industria dell'acqua minerale. In Italia nel 2006 erano attive 189 fonti e 304 marche di acque minerali in grado di generare un volume di affari di 2,2 miliardi di euro, grazie all'imbottigliamento di 12 miliardi di litri di acqua.
Qualcuno comincia già a muoversi: in molte scuole a Torino, Firenze, Roma e Bologna è stata eliminata l'acqua in bottiglia utilizzando esclusivamente quella di rubinetto.
ANTONIO CIANCIULLO
www.repubblica.it
Mettetela in brocca!
A casa, ma quest’estate anche al ristorante, in pizzeria, al bar; e all’esercente che vi dirà che non può servirvi l’acqua del rubinetto spiegate che non è vero. Storia di un’idea che si diffonde.
di Camilla Lattanzi
"L’acqua del rubinetto contro l'acqua in bottiglia. La riflessione che, come Altreconomia, abbiamo iniziato alcuni mesi fa sul bere l’acqua dell’acquedotto (buona, economica e comoda perché arriva direttamente nelle nostre case) continua anche durante l’estate, quando magari capita più spesso di uscire a cena. Al ristorante o in pizzeria è ormai prassi bere acqua minerale: ma non è un obbligo, semmai, anche qui, un balzello. Nulla vieta, ma davvero nulla, di chiedere “l’acqua in brocca”. Gli esercenti non possono rifiutare la richiesta (anche se spesso capita che restino spiazzati, e si arrampichino sugli specchi). Chiedere l’acqua in brocca è un modo non tanto per risparmiare (anche se, a ben pensarci, l’acqua del rubinetto dovrebbe essere già compresa nel “coperto”), quanto di riaffermare che l’acqua pubblica è la migliore, inquina di meno (non viaggia su e giù per l’Italia con i tir) e non può diventare oggetto di scambio. Un’azione “politica”, come la definisce Camilla Lattanzi, ideatrice della proposta, nell’articolo che segue. “Imbroccatela!”, dopo essere stata pubblicata da Altreconomia, è stata rilanciata dalla trasmissione radiofonica Caterpillar di RadioDue (nella foto) ed è quindi arrivata anche a un largo pubblico. Forza dunque: non solo in casa, ma ovunque si può bere “l’acqua del sindaco”.
Per maggiori informazioni e per scaricare il volantino informativo da lasciare ai ristoratori:
www.imbrocchiamola.org
Un invito alla seduzione? Anche, ma non solo. “Imbrocchiamola!” è l’invito a reagire, come consumatori critici, a chi sta tentando di obbligarci a bere sempre acqua in bottiglia, riportando invece sulle tavole le vecchie brocche riempite di acqua del rubinetto.
In Italia siamo i primatisti mondiali nel consumo di acque minerali. Le grandi marche dell’imbottigliamento ringraziano, e condizionano le nostre vite. Ci infliggono mal di schiena e stimmate alle mani conseguenti al trasporto in casa delle pesantissime confezioni da sei bottiglie da un litro e mezzo. Ci inquinano l’aria con le diossine prodotte dall’incenerimento delle bottigliette in pet e con i gasoli dei trasporti su strada. Strapagano veline, calciatori e ora anche passerotti parlanti da fare invidia a San Francesco, per convincerci a consumare addirittura l’acqua “a zero calorie”, e il bello è che ci riescono, visto che ogni italiano consuma oggi in media 188 litri di minerale in bottiglia, tre volte più di vent’anni fa.
Come se non bastasse, ci hanno anche scippato la brocca d’acqua dal “coperto” quando mangiamo al ristorante.
E provate a chiedere a un bar un bicchiere d’acqua: vi guarderanno come se foste un malato contagioso.
La campagna “Imbrocchiamola!” nasce per reagire a questa situazione insopportabile. Se l’acqua “del rigattiere”, controllata e imbottigliata mesi or sono, dal prezzo circa duemila volte superiore a quella del rubinetto, ha sfondato, allora vuol dire che la mano invisibile del mercato di Adam Smith è diventata più lesta della mano di Arsenio Lupin: urge passare al contrattacco. La campagna è stata ideata dall’associazione ConsumAttori di Firenze, che promuove il consumo critico e la cittadinanza attiva.
“Imbrocchiamola!” intende svelare, dal basso, i paradossi legati al consumo smodato di acque minerali, e così i ConsumAttori e Controradio -nell’ambito della trasmissione “Questione di stili”, un programma su stili di vita e consumo critico arrivato quest’anno alla terza edizione- hanno lanciato una campagna per una guida ai ristoranti di Firenze e dintorni che evidenzi “chi la dà” e “chi non la dà”, intendendo naturalmente i ristoranti, le pizzerie, le trattorie che sono disposti -o meno- a servire la brocca d’acqua del rubinetto.
È un esercizio di scrittura collettiva, un’inchiesta, una campagna di pressione, da compiersi con una buona dose di ironia. Per portare avanti la campagna non c’è bisogno di alzare i toni: si chiede gentilmente la brocca, si registra la risposta, e, casomai, si accetta con un sorriso “quel che passa il convento”. Il ristoratore che non la dà, finirà tra ”i cattivi”. Con possibilità di redimersi al prossimo turno. Per agevolare la “redenzione” e per diffondere la campagna si suggerisce di lasciare sul tavolo il volantino che si può scaricare dal sito di Ae (www.altreconomia.it) che spiega, in perfetto stile nonviolento, le ragioni della richiesta e il senso della campagna.
Non sarà facile contrastare una manipolazione culturale che raggiunge livelli paradossali. Quando al ristorante si chiede la brocca, le risposte sono le più fantasiose: “Non c’è”. “Non è buona”. “Non è potabile”. “È vietata”. “Non abbiamo le brocche. Non ce la chiede nessuno”. “Non ve la consiglio”. “Non ci possiamo prendere la responsabilità”. E ancora: “Se è per il prezzo, ve la regalo”. E via così, in un crescendo di affermazioni surreali; in realtà non solo il regolamento igienico sanitario (L.283/62 e Reg. Comunitario 852/2004) ma anche la logica più elementare ci dicono che un esercizio pubblico che fosse davvero privo di acqua potabile meriterebbe la revoca della licenza: non si vorrà mica insinuare che c’è chi lava l’insalata con acqua minerale? Insistere per esercitare il diritto alla brocca non è da intendersi come un capriccio, né come un modo per risparmiare denaro. Al contrario, vuole diventare un atto politico, una prima “goccia” che potrebbe produrre una serie di cerchi concentrici, sempre più ampi.
Per esempio: le amministrazioni comunali (dalle quali dipendono le licenze per bar e ristoranti) potrebbero prevedere l’obbligo per gli esercenti di mettere a disposizione acqua in brocca sui tavoli, come servizio per la comunità. Accade all’estero, può accadere anche in Italia. In ogni caso, la campagna “Imbrocchiamola!” è una strada tra le molte sulla quale sarà utile avviarci per non trovaci, un giorno, a dover acquistare anche l’aria che respiriamo.
(Camilla Lattanzi)


14 commenti:
Fusar Imperatore riprendi a commentare, questo blog sta diventando una merda!
i post fanno cagare...ci credo che nessuno commenta.
Vorrei sapere che fine avete fatto tutti
Pienamente d'accordo!!!!!
FusarImperatore inventa qualcosa di divertente, c'hai stuffato con queste menate... manca solo un sondaggio sulla conversione al cristianesimo di Magdi Allam e siamo apposto!!!!!!!!!
Noi dobbiamo vincere il campionato mica salvare il Mondo!!!!!
Pedro, Pupazzino, Rocco, ecc. DOVE CAZZO SIETE??????
Pupazzino sta commentando come suo solito(come sopra), ma sono stufo di farmi domande e risposte.
Grazie BDE, sempre presente, ci fanno passare per i fancazzisti solo perchè troviamo il tempo e ci piace lasciare i commenti.
E' l'esatto contrario...abituati a produrre, i commenti si scrivono quasi da soli
Dario piantala !!!
Che cazzo ce ne frega del Cristianesimo ed ancor più di quel cretino...ruba solo spazio alle notizie Meteo e Gossip.
e soprattutto...gli unici due credenti e praticanti in squadra votano: uno Bossi e l'altro Casini
E se anche io mi convertissi al cristianesimo....????
Dai Dario lancia un altro sondaggio!!!!!!
P.S. Se continui con questi Post stasera ti faccio un intervento a gambe unite!!!!
Screech, tesoro mio mi sei mancato tanto,non vedo l'ora di spupazzarti stasera!!!
Un sacco di gente legge questo Blog, oltre a chi lo commenta, ma hanno difficoltà o paura nell'inserire una merda di commento.
-Non è obbligatorio registrarsi a niente
-si può commentare come anonimo, cliccando sul bottoncino anonimo
-si può selezionare Nome/Url e scriverci dentro un Nome, anche quello di alghisio...o con il suffisso -isio
Puoi convertirti a tutto quello che vuoi...è il tuo anno, calcio fighe lavoro, non c'è da stupirsi se raggiungi anche il benessere interiore / mistico.
Alitalia sospesa per eccesso di rialzo a piazza Affari (oltre il 19% teorico), dopo l´apertura di AirFrance ai sindacati. Il cda della compagnia di bandiera italiana è riunito, mentre è attesa entro venerdì la nuova proposta del patron di Air France-Klm, Jean Cyril Spinetta, sul futuro occupazionale ai sindacati di Alitalia. Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa, sarà mercoledì 2 aprile davanti alle commissioni congiunte trasporti, bilancio e attività produttive di Montecitorio per riferire sulla situazione di Alitalia.
Mentre Berlusconi urla che è stato lui a costringere AirFrance all´apertura, ventilando la sua "discesa in campo", da più parti si chiede di non continuare sulla strada delle promesse elettorali. «Lasciamo lavorare gli attori», dice il ministro per lo Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani
Entro venerdì arriverà una nuova proposta sulla quale partirà la trattativa vera e propria. Segnali di apertura da Air France-Klm sulle condizioni per comprare Alitalia che permettono al sindacato di far ripartire il negoziato, ora ammorbidito rispetto al «prendere o lasciare» del primo incontro di lunedì scorso. Una posizione accolta positivamente dai rappresentanti dei lavoratori, i quali intendono portare avanti le trattative ad oltranza. E sulla scadenza del 31 marzo per raggiungere un accordo, fonti del Tesoro fanno sapere la data era stata stabilita dal cda di Alitalia e che, ove lo stesso cda ritenesse opportuno e nell'interesse dell'azienda far slittare questa data, il Tesoro, come qualsiasi azionista, ne prenderebbe atto.
BDE mi spieghi la battuta della lista nozze ?
e...con tutto il bene che ti voglio...a calcetto in forma ??? tu ???
Caro bischerino mio,
la battuta delle nozze te la spiegherò con calma, abbi pazienza!!!
Lunedi abbiamo giocato 8 contro 8 non a calcetto, comque mi sa che quest'anno (come dici tu) potrei anche giocare a calcetto......
tiratela di meno!
Nelle prossime 6 partite fai zero goal.
Tranquillo che isio e rockkk arrivano...e anche il commento quotidiano del Brozzu
Ne ha già fatti abbastanza...3 devo farne io...
Chiunque l'ha scritto ne ha fatti meno di BDE, perciò muto ! e impara !
se il bomber non segna più ci sarà qualche altro giocatore.
la cosa importante è crede di portare il san carlo sul tetto di crema.
ragazzi imparate bene questa frase:
san carlo sul tetto del mondo
altri 2 commentini
- l'italia è il paese delle bottiglie d'acqua, bene è anche il paese dei ladroni che pur di guadagnare dal rubinetto ti fanno scendere direttamente con il cloro.
se non ti va bene vai in francia la l'acqua costa 100 euro.
-per l'alitalia speriamo che la chiudano del tutto cosi smetteremo di pagare quei t----ni che non fanno un cazzo. lottiamo per chiudere alitalia
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